5 nomi infami per il dopo Marino

 

"Al Campidoglio? Ci andrei di corsa"

“Al Campidoglio? Ci andrei di corsa”

 

E quindi alla fine Ignazio Marino ha gettato la spugna. Sotto assedio mediatico e popolare, messo alla porta dal suo stesso partito, il sindaco di Roma ha annunciato le dimissioni lasciando la patata bollente della sua successione nelle mani di Matteo Renzi. Colui che lo aveva voluto con la determinazione con cui Mancini ha fatto ingaggiare Perisic e Felipe Melo e, secondo un’antica tradizione zen, lo ha scaricato con la nonchalance con cui lo stesso Mancini, quando li incontra alla Pinetina, fa finta di non conoscere Ljajic e Montoya.

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Io, gradone, ti amerò per sempre

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Il Messia dei Gradoni esulta dopo un gol della sua squadra

 

Tornerà. Tornerà di nuovo con il suo carico di silenzi, sigarette, convinzioni, moduli, movimenti e comandamenti sempre uguali. Con illusioni spacciate per il tramite di presidenti coraggiosi e un po’ visionari. Perché, nonostante dieci esoneri, nel calcio italiano c’è sempre qualcuno disposto a innamorarsi di questa sagoma dalla parlantina breve (e mai banale), del profeta del gioco spericolato e anche del nemico de er sistema. Scordandosi ormai dell’allenatore e delle aspettative che si porta dietro dopo cinquanta anni di panchine.

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