Smells like Enynnaya

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Kurt Cobain e la sua passione segreta per la Bari

 

Se è vero che a tutti noi è dovuto un metaforico quarto d’ora di celebrità, quello di Hugo Enynnaya fu probabilmente la notte del 18 dicembre 1999. La notte del successo, ormai mitologico, del Bari di Eugenio Fascetti sull’Inter di Marcello Lippi (e di Peruzzi, Blanc, Zanetti, Baggio, Recoba, Zamorano, Vieri e compagnia bella). Un Fascetti che, trovatosi disgraziatamente senza Osmanovski e Masinga – non Gullit e Van Basten, ma in ogni caso i due attaccanti titolari – decise di buttare nella mischia questo ragazzino nigeriano molto grezzo ed esuberante e un altro, Antonio Cassano, ancora minorenne, fatto in casa, tutto brufoli e talento.

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Io sono Vampeta (e ballo la samba)

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Il Tardelli moderno mentre prova a rifare il celebre urlo

 

Sappiamo che l’elenco è molto lungo e che alla fine di questo post vi verranno in mente almeno una mezza dozzina di altri meravigliosi bidoni dell’Inter morattiana. Ma a noi piace ricordare uno dei più suggestivi, un’autentica figura mitologica del pallone: Vampeta. O meglio, Marcos André Batista Santos Vampeta.

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