El Diablo secondo

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Al Sestriere, la volta in cui Claudio Chiappucci arrivò in prima posizione e la Fiat in seconda (marcia)

 

Come una irrisolta e irrisolvibile antinomia, c’è il senso di una consolante gratificazione oppure di una sgradevole presa per il culo. Il secondo posto come categoria esistenziale prima che sportiva, una sfida proibitiva e perenne ai più forti, e poi ancora cuore, testa e gambe da scalatore (e solo quelli), sono cose che fanno un ciclista formidabile, romantico, protagonista, ma difficilmente campionissimo. Questo fu Claudio Chiappucci. Un vincente con pochi allori.

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Navarro, cuor portento

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Miguel Indurain sulle montagne del Tour

 

C’era una volta un cuore strepitoso che incedeva con una lentezza regale. Se la prendeva comoda, più di due secondi tra un battito e l’altro. Cioè, ne faceva ventotto ogni minuto. Ad ogni contrazione, gradasso di un muscolo, metteva in circolo qualcosa come mezzo litro di sangue. Insomma, di quella che i medici chiamano bradicardia se ne fotteva. Mentre gli altri cuori correvano a un battito al secondo, lui andava così: lento, regolare, assiduo.

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