El Diablo secondo

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Al Sestriere, la volta in cui Claudio Chiappucci arrivò in prima posizione e la Fiat in seconda (marcia)

 

Come una irrisolta e irrisolvibile antinomia, c’è il senso di una consolante gratificazione oppure di una sgradevole presa per il culo. Il secondo posto come categoria esistenziale prima che sportiva, una sfida proibitiva e perenne ai più forti, e poi ancora cuore, testa e gambe da scalatore (e solo quelli), sono cose che fanno un ciclista formidabile, romantico, protagonista, ma difficilmente campionissimo. Questo fu Claudio Chiappucci. Un vincente con pochi allori.

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Contador, corazòn de Paquita

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Il peluche di Paquita festeggia il cocco de mamma

 

L’uomo che domani vincerà il Giro d’Italia si chiama Alberto Contador ed è uno dei ciclisti più importanti degli ultimi decenni. Insieme ad altri cinque signori (Anquetil, Merckx, Gimondi, Hinault e Nibali) ha vinto le gare a tappe più importanti, anzi esattamente le tre più prestigiose – Tour, Giro e Vuelta – e per giunta già a venticinque anni e mezzo. Ha il volto anonimo di un ragioniere o di un geometra (parole di Mario Cipollini), ma è spietato, regolare, avido di pedalare e vincere.

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Una vita da gregario

Vuoi fare il gregario? C'è la fila

Vuoi fare il gregario? C’è la fila

 

Ogni volta che ci avviciniamo al Giro d’Italia sono assalito dallo stesso dubbio amletico: il ciclismo è uno sport di squadra o individuale? Le discipline collettive, che ve lo dico a fare, sono quelle in cui in cui Platini e Bonini hanno vinto lo stesso numero di scudetti anche se “Avvocato, non si preoccupi se fumo io. L’importante è che non fumi Bonini che deve correre anche per me”. Quelli in cui si vince e si perde tutti insieme e, a occhio e croce, il ciclismo non è tra questi.

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Navarro, cuor portento

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Miguel Indurain sulle montagne del Tour

 

C’era una volta un cuore strepitoso che incedeva con una lentezza regale. Se la prendeva comoda, più di due secondi tra un battito e l’altro. Cioè, ne faceva ventotto ogni minuto. Ad ogni contrazione, gradasso di un muscolo, metteva in circolo qualcosa come mezzo litro di sangue. Insomma, di quella che i medici chiamano bradicardia se ne fotteva. Mentre gli altri cuori correvano a un battito al secondo, lui andava così: lento, regolare, assiduo.

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