La miopia del #vimeritateilcalcio

Il basket è di chi lo ama

Il basket è di chi lo ama. Ma non solo.

 

Hashtag che diventano trend, celebri pagine facebook calcistiche che vanno off topic, Flavio Tranquillo che diventa popolare, addirittura il Corriere che fa un pezzo sui cestisti (“I nuovi sex symbol? I giocatori di basket. Così si vestono fuori dal campo”) e incredibilmente Vanity Fair che posta “I 10 personaggi di Eurobasket da seguire”.

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Metta World Peace: uno, nessuno, centomila

Metta World Peace durante il riscaldamento pre-gara

Metta World Peace durante il riscaldamento pre-gara

 

Raccontare questa storia non è affatto facile, perché è una storia lunga e controversa. Ma la difficoltà è già iniziale: non sappiamo bene come chiamare il protagonista. Che, al culmine di un asserito processo di redenzione, decide di cambiare nome e cognome, scegliendone uno che è eccentrico quanto profondo. E che poi progetta di cambiare ancora, pensandone uno talmente tanto bizzarro da sembrare il nome d’arte di un clown.

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L’intervista infame: Nando Gentile

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Nando Gentile quando non era più Pino La Gioia

 

Immaginate di avere 16 anni, di essere un playmaker e di giocare per la squadra della vostra città, neopromossa in A1. Siete seduti in panchina durante una trasferta sul campo della squadra da due anni campione d’Europa. Improvvisamente il vostro coach vi scaraventa in campo a inizio secondo tempo, contro il più forte regista italiano del momento. Tirate fuori una prestazione memorabile e guidate la vostra squadra al successo, in diretta Rai. Ecco, mentre io e voi possiamo solo sognarlo, c’è un uomo che tutto questo può raccontarlo. L’anno è il 1983, la squadra della sua città è la Juve Caserta, l’avversario è Cantù, il coach coraggioso Boscia Tanjevic, il grande avversario Pierluigi Marzorati. E lui è Nando Gentile.

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L’intervista infame: Riccardo Pittis

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Pittis, ambidestro anche nell’esultanza

 

Ci sono talmente tanti cambiamenti nei 18 anni di A1 di Riccardo Pittis che neanche il miglior (o peggior) Clemente Mastella a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica. Una sola costante, a differenza di Mastella: la capacità di essere decisivo. In molti modi diversi, ma sempre decisivo. Fin da subito, già a diciotto anni, nello scudetto 1987 che completò il Grande Slam dell’Olimpia. Quando coach Peterson, in gara tre di finale contro Caserta, sul 2-0 ma sotto di diciannove e con l’inerzia che sembrava girare, lo scaraventò in campo quasi per disperazione. Ottenendone dieci punti, con due bombe e una palla recuperata decisiva, e il tricolore.

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L’intervista infame: Flavio Tranquillo

La Bibbia di ogni Infamedipalla a spicchi

La Bibbia di ogni Infamedipalla a spicchi

 

Io sono notoriamente un buono: non ho mai partecipato ad una rissa in vita mia, le poche volte che ho litigato risalgono alla mia tarda adolescenza, mi sottraggo sempre alle discussioni accese, quando proprio non posso recito sempre il ruolo del mediatore, evito con grande metodo di essere polemico o sgradevole. Forse difetto di personalità o forse, come disse lo psichiatra alla visita militare, ho un tale bisogno di piacere agli altri che mai mi farei un nemico gratuito. L’unica volta nella mia vita adulta in cui ho avvertito un ignorantissimo istinto violento é stata per colpa di Flavio Tranquillo.

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