Una carezza in un ciuffo

dybala

Un particolare della traiettoria mancina del ciuffo di Dybala

 

Paulo Dybala, in partita, ha lo sguardo di chi sta giocando sul piazzale di casa con gli amici, con i mattoni o i borsoni come base dei pali (e con fantasia e senso di giustizia come traversa, altro che moviola o gol line technology).

Il suo ciuffo? Una sorta di condensazione dell’essenza del calciatore che è, quindi la traduzione fisica della sua imprevedibilità in campo. Dybala fluttua, segue il vento dell’inspirazione, non puoi fotografarne due volte lo stesso gesto tecnico perché è sempre diverso. Questione di sfumature, quelle che lo elevano dalla cerchia dei grandi giocatori e iniziano ad aprirgli le porte, a ventidue anni, del club dei campioni. Aspettando le verifiche del campo (e soprattutto dei titoli vinti), non si può trascurare la sensazione che il 21 bianconero restituisce vedendolo giocare.

Pensa (e vede) il gioco prima degli altri, compagni e avversari, sa ricercare sempre la posizione migliore per mettersi al servizio della squadra, ha un repertorio così ampio che è difficile trovare un modo per ingabbiarlo: trova comunque una via d’uscita. Il più delle volte, per non dire sempre, la percorre con il mancino. Non c’è un giocatore che usi quel piede come e quanto lui: il 100% dei gol li ha segnati di sinistro, 12 su 12. E c’è di più: nessuno in Europa ne ha segnati tanti con il piede sinistro, neanche Messi (a quota 10). Gol che lo proiettano anche nella storia bianconera, aprendo confronti eccellenti che rischiano di far sfigurare mostri sacri. Del Piero alla prima stagione di Juve segnò 3 gol, alla seconda (la prima da titolare) 8; Baggio 14, Ibrahimovic 16 e Trezeguet 14. Tradotto: Dybala può fare meglio di tutti, anche di chi di mestiere ha fatto il centravanti (potrebbe persino puntare ai 18 di Inzaghi). Con il prossimo eguaglierà il suo miglior score in A, puntando ad evitare il rallentamento della scorsa stagione: 10 centri fino al 17 gennaio, solo 3 da lì al traguardo. Sulle frequenze (di giocata, di presenza nella partita, di gol) sembra aver lavorato, e non poco, Max Allegri. La sua gestione iniziale ha causato qualche malumore sulla stampa, però ha regalato alla Juventus un Dybala per certi versi nuovo: continua a divertirsi, ma adesso non si accontenta mai dopo una grande giocata, cercando subito di lasciare un nuovo segno sul match. Contro la Roma ha percorso più di 11 km, quanto un centrocampista box to box, toccando praticamente tutte le mattonelle della metà campo offensiva, abbassandosi anche aldiquà della linea di metà campo per avviare l’azione. Controllo e tiro in uno spazio temporale che nega spesso al portiere la possibilità d’intervento: bravura vista sia in occasione della traversa colpita (a gioco fermo, ma la giocata resta negli occhi) che sul gol decisivo, ma è un concetto estendibile ad altri suoi gol di questa stagione (contro l’Atalanta il tiro in sé era centrale, ma controllo di suola e calcio improvviso mandarono in tilt Sportiello).

Il sogno del padre di avere un figlio calciatore ad alti livelli, quelli che lui (difensore che andava poco per il sottile) non raggiunse mai, sta diventando realtà. La sua valutazione aumenta dopo ogni partita, dopo ogni pallone accarezzato, calciato con effetto, in controtempo o di potenza. La grande rimonta della Juve ha il ciuffo svolazzante di Dybala: impossibile (per gli avversari) da pettinare.

Raffaele Pappadà

 

PHOTO CREDITS: http://goo.gl/FGgM9F

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