Chiedi chi era Bonatti

Sulla cime dell'Isola di Pasqua, nel 1969. Solo e felice come una Pasqua.

Sulla cime dell’Isola di Pasqua. Solo e felice come una Pasqua

 

Il protagonista di questa storia è Walter Bonatti ed è il padre che ogni infamedipalla avrebbe voluto. Anche se lo conoscono in pochi e, tecnicamente, la palla non c’entra niente. E anche se l’aggettivo infame accostato al suo nome fa impallidire perfino noi che abbiamo pensato di usarlo. Perché, al contrario, l’uomo in questione è stato oggetto di una delle più grandi, ignobili e indegne mistificazioni della storia italiana. Ma Walter Bonatti è stato un grande infamedipalla nella nostra accezione del termine, perché innamorato della sua passione, che nel suo caso ha spinto oltre il limite, ai confini della follia.

La passione di Walter Bonatti è sempre stata la montagna. Lo sport attraverso cui ha sublimato questa passione è stato l’alpinismo estremo. Che gli ha regalato un rapporto esclusivo (nell’accezione di “unico e irripetibile” ma soprattutto in quella di “non inclusivo”) con la sua passione. Insegnandogli la disillusione verso il genere umano, e fornendogli il più utile dei rimedi: la solitudine.

Una lezione che Walter Bonatti apprenderà ben presto, quando nel 1954 partecipa appena 24enne alla spedizione italiana sul K2. Una storia contorta, scorbutica e amara. Ma non la storia che vogliamo raccontare. Durante quell’avventura, il (non) gioco di squadra metterà a repentaglio la vita di Bonatti, cancellerà tutti i suoi meriti nell’impresa e gli toglierà qualsiasi fiducia nel prossimo, soprattutto in altezza. Il tempo gli restituirà lustro e giusti meriti, ma per rimarginare quella ferita, appena un anno dopo, si lancerà in una impresa enorme, quasi futurista: la drammatica scalata in solitaria del Petit Dru. Una storia fantastica, ai limiti dell’incredibile, che chiuderà la profondissima crisi personale in cui Bonatti era piombato dopo il K2. Ma neanche questa è la storia che vi vogliamo raccontare.

La storia che che vorremmo far conoscere a ogni giovane infamedipalla è la scalata della Parete Nord del Cervino. Nel 1965, Walter Bonatti ha già deciso di chiudere con le grandi scalate. Ha 35 anni ed è sostanzialmente un ex alpinista che ha già raggiunto tutti i traguardi che si era prefissato. Ma nel 1965 cade il centesimo anniversario della prima salita di gruppo del Cervino, ad opera di Edward Wimper e compagni. Bonatti decide di rendere omaggio a quella grande impresa, aprendo una nuova via (più impervia di quella di Wimper) ma utilizzando gli stessi strumenti tecnici degli alpinisti che lo avevano preceduto cento anni prima. Perché usare gli quelli a sua disposizione non sarebbe stato misurarsi direttamente con loro.

Perché lo fa? Per omaggiare un grande del suo sport, certo. Ma, immaginiamo, anche per colmare una famelica voglia di sfida, con se stesso e con la natura. Per mettersi alla prova. Ciò che alimenta questo insaziabile motore è la passione per il proprio sport. Che è la stessa dei fantasisti del sabato pomeriggio, dei playmaker delle partite infrasettimanali di prima divisione, degli schiacciatori con le caviglie in disordine, dei tennisti con l’artrosi che raccontiamo da qualche tempo a questa parte, attaccati alla loro passione sportiva fino a farne motivo di riscatto di settimane piatte. Epigoni di chi ha fatto della propria vita un romanzo d’avventura, e poco importa se la leva che muove tutto sia l’urgenza di evadere o la necessità di rispondere al richiamo del proprio ego. Il minimo comune denominatore è la passione. Montate la stessa passione di un qualsiasi infamedipalla sull’intelaiatura di un superuomo ed otterrete Walter Bonatti.

E’ gennaio, e Bonatti parte per il Cervino con due compagni, Gigi Panei e Alberto Tassotti. Dopo tre giorni di scalata la montagna si sveglia e reagisce con ferocia al tentativo dei tre, che restano attaccati a una parete (senza i sacchi, che non reggono e volano via) per una notte intera. Al mattino scendono a valle con l’idea di riprovarci presto. A febbraio Panei e Tassotti rinunciano. E Bonatti che fa? Parte da solo. Puntando a quattro record in un solo colpo: prima scalata con una nuova via, prima volta per via direttissima, prima volta sulla vetta in invernale, prima volta in solitaria.

La prima notte è su un terrazzino di ghiaccio scavando la neve. Il secondo bivacco è in piena parete, sospeso e ancorato a uno spuntone roccioso, a strapiombo sul baratro. Il terzo giorno c’è l’attacco alla Traversata degli Angeli, il punto dove avevano mollato al precedente tentativo. Questa volta la montagna è clemente, sembra voler accogliere il temerario alpinista. Si tratta di picchiare il chiodo, assicurare lo zaino e poi salire per un tiro di corda. Fissare la corda a un altro chiodo, calarsi fino allo zaino, caricarlo in spalla e poi salire di nuovo. E così via. Altro bivacco sospeso. Al mattino successivo lo zaino diventa un fardello insostenibile. Bonatti non ha scelta: via la maggior parte dei viveri, via le bombolette del gas, via tutto quello di cui si può fare (forse) a meno nell’ultimo tratto. Ma non di Zizi, l’orsacchiotto di pezza ricevuto in regalo dal figlio di un amico.

Con tutta quella roba gettata nel vuoto, Walter Bonatti sa che l’attacco alla cima non può durare molto. Un altro giorno massacrante, un ultimo bivacco su un terrazzino di trenta centimetri, senza poter dormire (perché a meno 30 gradi significherebbe farlo per sempre). L’alba successiva è quella decisiva. Bonatti supera di slancio trenta metri di strapiombi e, passo dopo passo, porta se stesso e Zizi in vetta, ad abbracciare la Croce del Cervino. Trasformando un omaggio a un padre dell’alpinismo estremo in quattro record assoluti e ai limiti delle possibilità umane: nuova, diretta, invernale. E solitaria.

Per tutto questo, Walter Bonatti, nella categoria infamedipalla, è un nostro riferimento. Non tanto per quello che ha fatto. Ma per come lo ha fatto. E per le motivazioni per cui lo ha fatto. Sarebbe bello che ogni giovane infamedipalla conosca questa storia e il suo potere ispirante. Senza avere la pretesa di essere forte come Bonatti, pazzo come Bonatti, uomo come Bonatti.

G. M.

 

PHOTO CREDITS: http://www.sportoutdoor24.it/la-mostra-delle-fotografie-dai-grandi-spazi-di-walter-bonatti/?photo=3

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