Sacchi di rimedi

Arrigo.Sacchi.right

L’uomo dei rimedi. O il coniglio dal cilindro

 

Non state per leggere l’ennesimo salamelecco sulle virtù di uno dei più grandi allenatori della storia del calcio. Arrigo Sacchi è quello e non c’è verso di affossare l’assunto. Non che qualcuno nel tempo non ci abbia provato – puristi della contraddizione, invidiosi, detrattori professionisti, critici interessati – ma, citando proprio l’uomo di Fusignano, el mument del cojon capita a tot.

Arrigo Sacchi è un anti-italiano. Ed è il migliore di loro. Un visionario molto concreto. Un uomo atipico, eccezionale, diverso, nella patria di Schettino. Mi spiego con un’altra sua citazione che è una prodezza concettuale in questo Paese malato in cui viviamo. Parlando di calcio e forse (non involontariamente) alzando lo sguardo altrove, un giorno disse:

Per superare la crisi, dobbiamo smetterla di considerare la furbizia una virtù e l’arrangiarsi un’arte: il perfezionismo deve battere il nostro pressappochismo radicato.

Bene. È il senso, tremendamente semplice, di una auspicabile rivoluzione delle menti, del necessario sovvertimento di una quotidianità fatta soprattutto di astuzie, prevaricazioni, superficialità, di infiniti testa a testa a “fotti compagno”, il gioco che conosciamo meglio. Difficile, forse impossibile, ma è esattamente ciò che servirebbe per tornare indietro dalla deriva morale e sociali in cui siamo finiti. In una realtà ideale dove non ci sono più padri della Patria, statisti e politici di elevatissima statura, grandi maestri, intellettuali puri e pensatori non venduti a qualche causa, Arrigo Sacchi risulterebbe il migliore amministratore della res pubblica (ammesso che se ne possa misurare il rendimento), il più efficace dei filosofi, il meno fallimentare dei rivoluzionari, il docente che non scorderai più. Sacchi è un po’ di rimedi, è il coniglio dal cilindro.

Rompicoglioni che altro non siete, non iniziate a dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, che belle parole sì, ma poi, che dalla teoria alla pratica, che di buoni predicatori ne avete le palle piene. Sacchi ha già disintegrato lo scarto inevitabile tra parole e fatti compiuti raggiungendo i migliori risultati possibili in una delle più aleatorie attività umane, quella sportiva. Ha applicato le sue idee con esemplare efficacia nel calcio, sul campo, alle persone, contro l’imprevedibilità di un pallone che rotola, a una realtà arrugginita da teorie ammuffite, al Paese del catenaccio. Con Sacchi l’astrazione e l’invisibilità insita nelle idee sono diventate fatti, azioni, risultati, storia concreta. E il ponte di questo passaggio è fatto di dedizione assoluta al lavoro, impegno maniacale, meticolosità, rigore e determinazione. Antidoti sconosciuti e per questo rivoluzionari all’approssimazione con cui – quando va bene – ci facciamo governare e guidare, istruire e informare. Perché, quando va male, ci facciamo maledettamente fottere.

Ma Sacchi per i più resterà sempre e soltanto un uomo di calcio. Anche se (cit.) il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti.

D.S.

 

PHOTO CREDITS: http://www.theguardian.com/football/2015/feb/17/arrigo-sacchi-no-racist-too-many-blacks-youth-teams

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