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Klopp for the Kop: il cacio sui maccheroni

Klopp over the Kop, come il cacio sui maccheroni

 

Questione di charme. Il tempo dirà la sua sul matrimonio, ma una cosa è assolutamente certa: il Liverpool non può essere allenato da un allenatore qualunque, così come Jurgen Klopp non può allenare una squadra qualsiasi.

A sostegno della prima frase parla la storia di una squadra tra le più gloriose del calcio, alla ricerca (non poco tormentata) di un ritorno ai livelli che hanno costruito una vera e propria leggenda; per la seconda, invece, si può considerare il periodo di pausa che il tecnico tedesco ha deciso di concedersi dopo l’emozionato addio al suo Borussia: il suo nome in estate era stato accostato a diversi top club, ma Jurgen ha preso tempo.

La congiunzione astrale ha propiziato la chiamata del Liverpool, bisognoso di una scossa: Rodgers sembrava l’eletto, ma il destino ha incredibilmente messo tra i Reds e un titolo che avrebbe riscattato anni amari l’uomo che alla mitica maglia rossa ha dedicato la carriera: il Capitano, Steven Gerrard. Da allora il manager nord-irlandese ha perso il timone.

Ad una squadra con un’aura di misticismo come il Liverpool serviva un uomo traboccante di carattere e personalità, qualità che Klopp possiede in quantità esagerata. Mixate con quell’ironia che servirà ad allentare le tensioni e liberare Henderson e compagni dai fantasmi di quel drammatico scivolone. Sconfitto in finale di Champions dal Bayern, Jurgen commentò: “E’ stato bello, il tempo era buono, è stato tutto ok. Solo il risultato è stato una merda”. Come a dire: ok, non eravamo i favoriti e abbiamo fatto qualcosa di fantastico, ma io volevo vincere.

Carattere che si riflette anche in campo, nell’atteggiamento delle sue squadre: sia il Mainz che il Borussia hanno mostrato un calcio difficilmente catalogabile secondo gli schemi classici. In Germania l’hanno ribattezzato Vollgas Fussball, calcio a tutta birra, lui musicalmente l’ha accordato con l’heavy metal. La ricerca dell’intensità è sempre stata centrale, ancor più di quella della vittoria: priorità che Klopp ha provato a spiegare con la volontà di evitare la noia che (a suo dire) distingue il calcio dal tennis: “A me piace vedere il pallone di qua, di là, le parate dei portieri, pali, traverse, noi che voliamo dall’altra parte”.

Ai suoi chiede sempre di correre più degli avversari e divertirsi, in uno spartito di aggressività, tagli e inserimenti che ha esaltato diversi calciatori che prima di lavorare con lui erano poco più che conosciuti: da Lewandowski a Blazszcykoswki, la lista è lunga e ha fatto le fortune (sportive ed economiche) del Dortmund. Con Klopp si segna tanto e ad Anfield i calciatori di talento abbondano: Coutinho, Lallana, Firmino, Sturridge, Benteke, Ings, Ibe e Origi potrebbero far fortuna con i suoi schemi. Dalla panchina ha portato il Mainz dalla seconda serie alla Coppa Uefa, il Borussia sul tetto di Germania e sul secondo gradino d’Europa dopo annate nerissime: cappellino e tuta, Klopp è operaio specializzato in ricostruzioni.

In riva al Mersey cercherà il terzo capolavoro, passando dal celebre muro giallo alla Kop, due luoghi di culto del calcio contemporaneo. La sacralità del tifo è materia che conosce bene: al Westfalenstadion ha conquistato tutti e l’addio è stato straziante. Il cuore del tifo Reds l’ha accolto con lo slogan “Klopp for the Kop”, lui promette spettacolo: è un passionale, incapace di silenziare le emozioni come di dare risposte ovvie e scontate. Un uomo che in campo esulta, esplode, s’incazza, ma a fine gara fa i complimenti agli avversari quando si dimostrano più forti (dopo il 3-0 della Juventus, ad esempio) e per smaltire la delusione abbandona lo stadio a piedi, come uno qualunque.

Il faccia a faccia con Mou (strapazzato con il suo Borussia in Champions) promette fuochi d’artificio ed è già segnato in rosso sul calendario di tutti i calciofili, che non dovranno aspettare troppo: 31 ottobre, a Stamford. C’è da scommettere (visto che i bookmaker, ovviamente, quotano anche il suo abbigliamento per l’esordio con il Tottenham) che il suo cappellino diventerà uno dei simboli della religione Red, soprattutto se il suo heavy metal funzionerà (nella città dei Beatles).

Raffaele Pappadà

 

PHOTO CREDITS: http://www.lolfootball.com/dortmund-look-like-complete-idiots-says-klopp/

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