La miopia del #vimeritateilcalcio

Il basket è di chi lo ama

Il basket è di chi lo ama. Ma non solo.

 

Hashtag che diventano trend, celebri pagine facebook calcistiche che vanno off topic, Flavio Tranquillo che diventa popolare, addirittura il Corriere che fa un pezzo sui cestisti (“I nuovi sex symbol? I giocatori di basket. Così si vestono fuori dal campo”) e incredibilmente Vanity Fair che posta “I 10 personaggi di Eurobasket da seguire”.

Da qualche mese a questa parte stiamo vivendo un periodo di gloria. Prima le finali scudetto tra Sassari e Reggio Emilia, poi l’Euro2015. Sembriamo sul punto di svoltare, di abbandonare lo status di sport minore per arrivare, finalmente, alle masse.

Da amante del Gioco, non posso che esserne felice. Domanda infame per i miei amici baskettari: potete dire lo stesso? Ve lo chiedo perché, a un rapido sguardo dei vostri commenti post eliminazione dell’Italbasket, non si direbbe.

È vero. Come voi, ho letto un sacco di post raccapriccianti scritti da assoluti neofiti. Ho riso di gusto per letture tattiche di stampo palesemente calcistico. Sono rimasto basito davanti alla caccia alle streghe di gente che ignora le regole del Gioco, anche le più basilari.

Mi ha irritato la capacità tutta italica e pallonara di trovare l’errore e il colpevole. E l’abitudine, anche questa molto italica e pallonara, di coniare giudizi definitivi ed assoluti. Soprattutto perché, dopo quasi 30 anni di basket giocato/allenato/guardato, non sono riuscito ad andare oltre la constatazione che avevamo il roster più forte degli ultimi 10 anni e forse dei prossimi 10. E che, con tutti i nostri migliori al top della maturazione tecnica, avremmo potuto fare di più.

Dentro di me, ho invocato rispetto per il mio sport e per chi gli ha dedicato anni di devozione nell’oscurantismo mediatico. Per chi ha impiegato molti anni a capire che una partita non si decide realmente nell’ultimo possesso. E che in 40′ effettivi ci sono centinaia di episodi che portano a quel possesso e almeno 10 momenti altrettanto decisivi. Ma per capirlo ci ha messo, appunto, molti anni.

So che molti di voi la pensano come me. Ma, a differenza di molti di voi, mi sembra riduttivo che la conclusione di questo ragionamento sia l’invettiva verso chi si avvicina al Gioco senza il dovuto (siamo sicuri sia dovuto?) rispetto.
Insomma, il “vi meritate il calcio” non mi piace per niente. Se davvero vogliamo che il basket diventi uno (non il, non sarebbe possibile e tutto sommato non ci piacerebbe neanche) sport nazionale, ci aspetta un percorso lungo e faticoso. Il cui primo step è: accettare che la gente si avvicini, che venga coinvolta, che dica la sua. Anche quando è una assoluta minchiata. Che poi, oh, qualche minchiata l’ho letta e sentita pure da voi che siete alle nozze d’argento con la palla a spicchi.

Quali alternative abbiamo? Possiamo crogiolarci nel nostro essere élite, nicchia, setta. Oppure possiamo pretendere che gli spettatori senza tesserino FIP possano guardare ma debbano sospendere il giudizio. Per poi organizzare concorsi periodici per titoli ed esami per dare diritto di parola.

Dopotutto, non siamo i primi ad avere questo problema. È una fase comune a tutti i movimenti che crescono e diventano popolari. Con il massimo rispetto e le dovute proporzioni, in queste ore mi è tornato in mente Peppino Impastato. Non quello originale, ma la versione cinematografica de “I cento passi”. Durante il film, all’apice del suo sforzo di proselitismo contro la mafia e a favore della legalità, cita un tale Vladimir Majakovskij, che non era un pivot del CSKA ma un poeta a sostegno dei bolscevichi durante la rivoluzione di ottobre: “Non rinchiuderti, Partito, nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada.”

Ok, scusate: il paragone tiene quanto Bargnani il tagliafuori a rimbalzo. Però davvero, noi baskettari dovremmo decidere se continuare a parlarci addosso su quanto sia articolato e difficile da capire il nostro meraviglioso Gioco. O aprirci al molteplice mondo degli appassionati estemporanei e un pò abusivi. Pretendendo equilibrio, ma garantendo tolleranza.

G. M.

 

PHOTO CREDITS: http://www.outdoorblog.it/post/144567/basket-europei-slovenia-2013-e-caos-biglietti-per-gli-azzurri

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