Tennis Tavor

Prestanza atletica e velocità di pensiero rendono spettacolare il tennis tavolo

 

L’estate da adulti è un’illusione. Costringere la voglia di vacanze in quindici giorni di ferie agostane è come pretendere che un bikini carioca contenga le forme di Valeria Marini.

Per me l’estate continua a essere luglio, la villeggiatura, il cazzeggio, il mare al mattino, il primo, secondo e anguria a pranzo, la pennichella pomeridiana, le vespe 50 dei miei amici parcheggiate nel viale di casa. E il tavolo di ping-pong nel porticato pericolosamente esposto a due venti su quattro, l’attesa che cali il sole e che sopraggiunga l’ombra, le interminabili sfide fino a cena. Non impugno una racchetta da oltre vent’anni ma conservo ricordi vividissimi di quei match, a partire dallo scambio per palla o campo che, nelle giornate ventose, contava quanto il rigore di Fabio Grosso all’Olympiastadion di Berlino.

Quel ping-pong era fondamentalmente una estensione del tennis. C’era chi lo giocava in modo sfacciato e aggressivo, chi faceva sfoggio di pazienza aspettando il momento giusto per piazzare l’affondo, chi si credeva l’uomo ragno e volava da una parte all’altra del (e ogni tanto sopra il) tavolo. E poi c’era l’attendista, il cui unico obiettivo era buttarla di là e aspettare l’errore altrui, il pavone (stilisticamente bello, ma completamente inefficace) e il trash talker che puntava a far smadonnare l’avversario. C’era chi era bravo a fare solo una cosa fidandosi unicamente del suo colpo migliore e chi alternava top spin di dritto e rovescio rischiando le figuracce. Il rinunciatario che al primo parziale preso mollava e il tenace che non si arrendeva neanche davanti al sesto match ball. Ora che ci penso, il ping-pong era anche e soprattutto una proiezione della nostra personalità futura. Ed era divertente, cazzo se lo era.

Vi è mai capitato invece di imbattervi in una partita tra professionisti di ping-pong, pardon tennis tavolo? Non è difficile, visto che Rai Sport ha preso questa simpatica abitudine di trasmettere gli assoluti italiani e altre competizioni internazionali, battendo chissà quale concorrenza per acquisirne i diritti. Sarà pure una disciplina olimpica. Sarà pure esaltante praticarlo ad un livello pro. Sarà pure, come dicono alcuni, che è come “giocare a scacchi correndo i cento metri”. Sarà che un tavolo, due racchette, una rete e una pallina evocano il ricordo delle estati che furono e non saranno più. Ma a me quel combinato disposto di lunghezza e velocità di scambi ripetitivi e quasi meccanici dà una sonnolenza che neanche il Consorzio Nettuno, da cui peraltro immagino che la Rai prenda in prestito i commentatori.

Però tutto sommato, guardare il tennis tavolo può anche essere utile. Se siete in preda a insonnia o ansia, ve ne consiglio gli effetti ipnotici. Ma state attenti, pare che possa dar luogo a dipendenza e assuefazione.

G.M.

 

PHOTO CREDITS: http://www.thestar.com/entertainment/2012/05/02/hot_docs_2012_ping_pongs_senior_servers.html

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