Perché invidio Scanzi

Marco_Van Basten

Un fenomeno con cui fare il fenomeno

 

Andrea Scanzi è uno che vi sta sulle palle, lo so. Oppure è uno che amate da morire e appena vedete il suo musetto piacente in tv (dalla Gruber, in particolare, sta più che a casa sua) guarite istantaneamente dal terribile morbo dello zapping. Personalmente credo di stare nel club dei primi, cioè soffro a pelle questa lingua biforcuta con una idea – è vero, meravigliosamente confezionata – su tutto. Ma una decina di anni fa lo adoravo. Quando ho letto “Canto del cigno”, un libro meraviglioso uscito nel 2004 che Scanzi ha scritto sulle gesta di Marco Van Basten, innalzate ad avvenimenti celestiali con prodezze di scrittura che lasciano senza fiato. “Trovate poetiche, non segatura” scrive, non a caso, Gianni Mura nella prefazione.

Comunque, se lo trovate da qualche parte, leggete “Canto del cigno”. Milanisti o meno, in questo caso la fede è un dettaglio piccolo piccolo, soffermatevi e godete sulla descrizione del gol a Buyo al Bernabeu o di quello all’Olimpia Asuncion a Tokyo al suono della dannatissima sirena dei giapponesi. Le parole di Scanzi e le meraviglie di Van Basten sono una coppia di fatto che si unisce su queste pagine. La dinamica di una palla che rotola, di un arto che la colpisce, di un atleta che pensa e coordina muscoli e movimenti, diventa un intreccio, una trama, un ordito. Vi prego, leggete il libro. Van Basten è Van Gogh e Springsteen. E tante altre cose. Dice Scanzi. Ma non con questa brutale semplicità. Dice che è come un cipresso di Arles che il pittore avrebbe dipinto se avesse conosciuto il calciatore o come le sedie che scricchiolano tra una canzone e l’altra di “Nebraska”. Per fare letteratura basta uno stupido e volgare gol. Soprattutto come quello all’Urss all’Olimpiastadium. Un elegante spilungone con la maglia arancione a rombi sfumati e il numero dodici sulle spalle, che guarda il compagno crossare dalla destra e si allontana dalla palla invece di andarci incontro, che prende la gravità in controtempo e colpisce al volo, di destro, esattamente sulla linea di fondo campo, con grazia e precisione, che ci fa increduli, che fa incredule le adenoidi di Bruno Pizzul, che lascia di stucco Dasaev e mezzo mondo. Anzi, tutto.

La bellezza, l’estetica. Innata e rarissima. Delle parole o di quei gol? Probabilmente di entrambe. Mentre noi, ogni giorno, facciamo gli ottimisti della volontà e cerchiamo possibilità proletarie di avvicinare la bellezza pur non disponendo di talento. Che peccato non averci pensato prima di quello scorbutico di Scanzi. Lo invidio non tanto per il successo editoriale del libro (che credo sia stato modesto), ma solo per la goduria autentica di aver selezionato, centellinato e orientato vocaboli, immagini e paragoni sui gol e le partite indimenticabili del calciatore olandese, il cigno. Che a fare il fenomeno con i fenomeni forse è un po’ più facile.

D.S.

 

PHOTO CREDITS: http://www.nu.nl/weekend/3916654/50-jarige-marco-van-basten-in-tien-legendarische-fragmenten.html

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