Funambolo un paio di palle

Incredibilmente, tra Petit e le Torri Gemelle chi esiste ancora è il primo

Incredibilmente, tra Petit e le Torri Gemelle chi esiste ancora è il primo

 

Normalmente sono estremamente rispettoso, molto comprensivo, piuttosto tollerante, mediamente accondiscendente, discretamente arrendevole. Lo sono con tutti, per formazione, per convinzione e per una certa debolezza di carattere. Lo sono anche, ma un po’ meno, con chi parla male, con chi fa un uso reiterato di frasi fatte, termini imprecisi ed espressioni di cui ignora il significato letterale.

Ma c’è una parola che mi trasforma nel Nanni Moretti di “Palombella rossa”. Quello che, a bordo piscina, in cuffia da pallanuoto e accappatoio, urla alla giornalista che lo intervista, colpevole di aver abusato di luoghi comuni e inutili anglicismi, il fondamentale “le parole sono importanti”, finendo per schiaffeggiarla.

Quando un calciatore o cestista possiedono una eccezionale qualità tecnica che li rende capaci di virtuosismi diventano, inevitabilmente, dei funamboli. Lo sono, per antonomasia, Neymar o Steph Curry, Zlatan Ibrahimovic o Kyle Irving. Il risultato è che molti ignorano il significato principale della parola: un artista che compie esercizi stando in equilibrio o camminando su una fune tesa nel vuoto. Un acrobata, un equilibrista.

A farmi imbestialire non è l’esagerazione nell’uso del termine. Vedo sport in tv da troppo tempo per non essermi assuefatto a miracoli e drammi, inferni e paradisi, alla stratosfera (ovvero al secondo strato dell’atmosfera) tirata in ballo per un tiro o una parata. Ma siamo nel campo dell’enfasi e, in un tempo in cui tutto va venduto, è comprensibile che anche il giornalista diventi un po’ piazzista. Quello che non sopporto è lo stravolgimento del significato. Perché, in questa corsa all’iperbole, si trascura quello che fa di un uomo un funambolo: il coraggio che in alcuni casi è incoscienza e in altri è urgenza del rischio. Per citare due esempi celebri, come si fa a chiamare con lo stesso nome Ronaldinho, Chris Paul e Philippe Petit? Il più grande atto di coraggio del primo in tutta la sua carriera è la decisione di lasciare il Barcellona e mettersi in discussione nel campionato italiano. Il più grande rischio preso in cinque anni di NBA dal secondo sarà stato un passaggio no look in contropiede a Blake Griffin.

Il terzo è il più grande funambolo della storia. Mimo e giocoliere autodidatta, espulso da cinque scuole per aver borseggiato gli insegnanti e manipolato i compagni con le carte da gioco, nel 1967 (a diciotto anni) è già stato fermato più di cinquecento volte dalla Polizia. Quando sfida la gravità, Petit lo fa solo e soltanto per se. Per un incredibile e inspiegabile piacere personale. Per un mix di passione, fiducia e sfida alla paura, con cui ha costantemente a che fare. Perché, come scriverà nel meraviglioso “Trattato di funambolismo” del 1985, “chi è fiero della propria paura osa tendere cavi sui precipizi; si lancia all’assalto dei campanili; allontana e unisce le montagne”. Sempre sfidando i limiti, che “esistono solo nell’anima di chi è a corto di sogni”, con la consapevolezza di quello che può essere il proprio destino: “Possiedo la saggezza di colui che una volta è caduto. Quando mi si dice che un funambolo si è sfracellato al suolo rispondo: ha avuto ciò che si meritava”.

Nessuna pubblicità, nessuna conferenza stampa, nessun servizio in esclusiva, nessuno sponsor, nessuna ricompensa. Petit appare, rischia la vita e, se non lo arrestano prima, sparisce. Perché tutte le sue imprese sono illegali quanto ad uso e consumo personale. Come nel 1971, quando effettua la traversata tra i campanili di Notre Dame a Parigi. O come nel 1973, quando unisce le cime dei piloni nord dell’Harbour Bridge di Sidney. O come quando, pochi mesi dopo, attraversa niente meno che le cascate del Niagara.

Volete un consiglio? Prendetevi cinque minuti e gustatevi Philippe Petit che nel 1974 passeggia tra le Torri Gemelle del Word Trade Center di New York in questo filmato tratto dal documentario “Man on wire”.

Ora, aspettate la prossima volta che ascolterete un telecronista chiamare così un Cristiano Ronaldo o un Kobe Bryant qualsiasi. Mi direte se non avvertirete una fitta al cuore. Perchè fare il funambolo con una palla è come fare il rivoluzionario con il cachemire, l’attore porno con il Viagra, l’imprenditore di successo con gli aiuti pubblici. Una roba che non si è mai vista. O no?

G.M.

 

PHOTO CREDITS: http://america24.com/news/impresa-del-funambolo-che-attraverso-le-torri-gemelle

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