Contador, corazòn de Paquita

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Il peluche di Paquita festeggia il cocco de mamma

 

L’uomo che domani vincerà il Giro d’Italia si chiama Alberto Contador ed è uno dei ciclisti più importanti degli ultimi decenni. Insieme ad altri cinque signori (Anquetil, Merckx, Gimondi, Hinault e Nibali) ha vinto le gare a tappe più importanti, anzi esattamente le tre più prestigiose – Tour, Giro e Vuelta – e per giunta già a venticinque anni e mezzo. Ha il volto anonimo di un ragioniere o di un geometra (parole di Mario Cipollini), ma è spietato, regolare, avido di pedalare e vincere.

Infanzia povera, un fratello sulla sedia a rotelle, indicibili sacrifici, come in tutte le più grandi e romantiche storie sportive, Contador può annoverare anche l’andata e il ritorno dall’inferno di un aneurisma celebrale che nel 2004 nelle Asturie lo fece capitombolare dalla bicicletta mandandolo a un centimetro dall’altro mondo. Corsa in ospedale, operazione, settantasei punti sulla scatola cranica, molta paura, molti dubbi e molti mesi fermo, il ritorno in sella, le vittorie e la gloria.

Tutto molto bello, direbbe qualcuno. Se non fosse per una piccola ma significativa macchiolina su questo affresco che naturalmente Infamedipalla non può esimersi dal ricordare. Tour del 2010. Siamo a pochi chilometri dal traguardo di Bagnères-de-Luchon. Dieci corridori sono in fuga dall’inizio e si giocheranno la tappa. Dietro, nel gruppo dei big, la maglia gialla Andy Schleck prima fa tirare tutti i suoi, poi improvvisamente lo fa in prima persona e nessuno gli tiene il passo. Farebbe il vuoto, se una puttana di catena non si rompesse. Si ferma e scende dalla bici. Contador, che in classifica generale ha trentuno secondi di ritardo, fiuta il colpo e parte a razzo. Schleck ripara la bici e prova a rientrare, ma non basta perché all’arrivo il saldo del cronometro porterà in dote allo spagnolo otto secondi di vantaggio in graduatoria e i fischi sonori del pubblico francese. Contador non farà una piega e vincerà il Tour, ma si discuterà molto della sua scelta di attaccare Schleck proprio lì, proprio in quel momento, proprio in barba al minimo sindacale della sportività e prima ancora della signorilità.

Per capire, basta leggere la biografia di Contador. La colpa è di mamma Paquita. Senza dubbi. Quando Alberto, giovanissimo, si affacciava al ciclismo e alle prime vittorie, un giorno gli fece più o meno questo ragionamento: “La vita non è giusta. E non è uguale per tutti. Guarda tuo fratello, ridotto così. E poi guarda te stesso, così forte. Hai una grande opportunità, non sprecarla”. E Alberto, corazòn di mamma, ha presa Paquita alla lettera. Sempre.

D.S.

 

PHOTO CREDITS:

http://www.sportlover.it/ciclismo-alberto-contador-il-tour-de-france-e-il-mio-obiettivo-principale/

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