Il senso di Beckham per il cross

david_beckham

Becks, il discobolo del crossatore

 

Cura maniacale del più dettaglio dei dettagli e visione d’insieme. Una scala completa, dal particolare al generale: dal taglio per ogni partita (con annesso hair stylist alle sue dipendenze) alla superba visione di gioco che gli permetteva di leggere in anticipo i tagli degli attaccanti per metterli nelle condizioni di colpire. Anche se, in realtà, era largo, larghissimo. Se pensi a David Beckham vedi un’inquadratura a campo largo, il pallone che scorre nella frazione in cui lui sistema braccia, tronco e gambe per far partire un cross. Anzi, il cross.

Perché quello di Becks è stato l’esempio, il perfezionamento, l’evoluzione del cross. Ovviamente, glam. Perché dopo ogni colpo di testa di Yorke, Cole o Van Nistelrooy ti chiedevi se a rapirti era quella parabola telecomandata o, appunto, il telecomando. Se fosse quel calcio deciso, carico d’effetto, sicuro o se invece fosse quella preparazione armoniosa, teatrale, scenica.

A dire il vero l’essere bello l’ha pagato. Bukowski scrisse che “i belli non ce la fanno”. David (calciatore) ce l’ha fatta, per carità: ha vinto tanto e indossato maglie tra le più prestigiose al mondo. Però a seguirlo, o forse a precederlo, c’era l’ombra della maledizione che colpisce i belli. Quella che ha portato tifosi e allenatori a non perdonargli nulla, anche quando non c’era qualcosa da perdonare. La luce dei riflettori era tutta per lui e c’era un conto da pagare tradotto in aspettative più grandi del campione che è stato.

L’espulsione al mondiale francese, quando perse la testa con Simeone, come la scarpa lanciatagli da Ferguson negli spogliatoi che gli valse due punti di sutura sopra l’occhio sinistro. Il manager che, prima di un match con il Chelsea, pretese la rasatura a zero della cresta da mohicano. Di lui si è detto e scritto di tutto, ha ispirato film e libri. Un avversario, dopo aver scambiato la maglia con lui, disse che quella dell’inglese era profumata. Probabilmente di quella fragranza che lo ha accompagnato nella sua parabola da Manchester a Madrid, passando per Milano, Parigi e Los Angeles.

C’è una cosa che accomuna il personaggio al calciatore ed è l’estetica, il gusto per il bello, un certo edonismo applicato al calcio. Fuori dal campo sex symbol intramontabile, marito e padre in una delle famiglie più chiacchierate del globo, in campo ala e poi centrocampista; mai tra i migliori al mondo, ma sempre tra i più pagati e ricercati. Bello come un cross o un calcio di punizione pennellato all’incrocio, in maniera unica: alla Beckham. Perché tutti (o quasi) sognano di essere come lui, anche a quarant’anni.

Raffaele Pappadà

 

PHOTO CREDITS: https://betterthanprofessionals.wordpress.com/2011/04/01/third-attempt-david-beckham/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...