Io sono Vampeta (e ballo la samba)

vampeta

Il Tardelli moderno mentre prova a rifare il celebre urlo

 

Sappiamo che l’elenco è molto lungo e che alla fine di questo post vi verranno in mente almeno una mezza dozzina di altri meravigliosi bidoni dell’Inter morattiana. Ma a noi piace ricordare uno dei più suggestivi, un’autentica figura mitologica del pallone: Vampeta. O meglio, Marcos André Batista Santos Vampeta.

Con il senno di poi, forse Moratti avrebbe riflettuto qualche minuto prima di comprare uno che un giorno, per soldi, si è fatto ritrarre completamente nudo e con la pelle lucida d’olio sulla copertina di una rivista. Ma non poteva saperlo quando il suo nome circolò sui taccuini di direttori sportivi e agenti del mercato europeo, più o meno a metà degli anni Novanta. Addirittura, per Vampeta venne tolta la polvere a diversi illustri simulacri del passato. Tra gli altri, Rivelino, Dunga, Tardelli, Effenberg, scomodati per trovare l’eredità da consegnare a questo centrocampista con i baffetti sottili. Il degno de cuius, però, non andava trovato sui campi, ma allo zoo: il pachiderma. Lento, svogliato, inutile, giocò sette partite in maglia nerazzurra e poi sparì senza rimpianti (ci mancherebbe) dopo appena tre mesi. Leggendaria la presentazione che ne fece Giancarlo Antognoni al presidente della Fiorentina Vittorio Cecchi Gori, prima che Moratti irrompesse a suon di quattrini per portarselo alla Pinetina. Lo aveva visionato in amichevole con il Brasile, accanto al Puma Emerson. “Vampeta è senz’altro più tecnico del suo compagno, è un giocatore che abbina qualità e quantità, anche se fa prevalere la prima, e poi sa fare anche gol. Per questo mi sembra un Tardelli in versione moderna”. Qualche tempo dopo, il Tardelli autentico finì proprio sulla panchina dell’Inter dopo il naufragio di Lippi e si trovò di fronte il presunto erede, naturalmente in versione moderna. Certe cose non si dimenticano. Vampeta non vide più il campo, si offese e a gennaio andò al Paris Saint-Germain. Il calcio dunque si fece bastare un solo Tardelli, quello antico, italiano, orgoglioso e urlante del mundial.

Nel 2002, però, a questo brasiliano un po’ fanfarone riuscì di vincere addirittura i mondiali. Lui giocò appena diciotto minuti in tutta la rassegna, ma fu una piccola, perversa, rivincita con l’Inter, l’Italia e Tardelli. Certo, per poter rifare il celebre “urlo” e prendersi tutta quanta l’eredità tardelliana, avrebbe dovuto scendere in campo nella finale con la Germania e segnare, di sinistro in semi spaccata, dal limite dell’area di rigore. Poi naturalmente urlare e correre con i pugni stretti, i baffetti al vento e la faccia ciondolante, prima da un lato e poi dall’altro. Ma lui è Vampeta e, per celebrare il quinto titolo verdeoro, ciondolò tutto intero, a ritmo di samba, con i baffetti mosci per la schiuma di birra, in evidente stato di ebbrezza alcolica davanti alle più alte cariche del Brasile.

Ma quale urlo? Samba, samba, sambaaaaa!

D. S.

 

PHOTO CREDITS: http://www.palledicuoio.com/wordpress/la-serie-torna-onda-palle-cuoio/

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