Quando è troppo è Thorpe

thorpe_foto

Thorpedo perso nei suoi pensieri

 

Ci sono moltissimi sportivi che diventano campioni. Molti sono destinati a mietere record, a diventare olimpionici, a vincere medaglie e a vivere vite dorate in una realtà parallela in cui la sofferenza non sembrerebbe contemplata. Nonostante questo, diversi di loro, nel corso di pur sfavillanti carriere e senza apparente nesso con il loro essere coccolati, invidiati o idolatrati, conoscono il male oscuro, la depressione. Alcuni fuggono dalla realtà affondando nell’alcol. Quasi tutti si perdono in queste nebbie di nascosto, in silenzio, non potendo godere della ribalta che verrebbe riconosciuta ai campioni di altri generi artistico-letterari nella stessa condizione. Perché lo sport sottrae qualsiasi aura di fascino alla debolezza o alla sensibilità.

Un campione non è uno scrittore, un cantante, un attore. Un campione è costretto al mainstream, altrimenti sono cazzi. Esempio, forse banalotto: è mai possibile che la percentuale di sportivi gay sia così drasticamente più bassa rispetto al “mondo reale”? Più probabile che i pochi, pochissimi che fanno coming out siano i soli disposti a squarciare il velo di ipocrisia che il mondo dello sport impone. Ma farlo non è facile, come insegna la storia dell’unico sportivo che è stato ed è tutto questo insieme: campione olimpionico, depresso, alcolista e gay dichiarato. Il suo nome è Ian Thorpe ed è stato per anni il despota delle piscine. Per intenderci: cinque medaglie d’oro alle Olimpiadi e undici ai Campionati del Mondo (argenti e bronzi neanche li contiamo). Primo sportivo al mondo a conquistare sei ori in un unico Mondiale. Per quattro volte World Swimmer of the Year per la prestigiosa rivista Swimming World Magazine, l’equivalente di France Football per il Pallone d’Oro.

Ma la storia di Thorpedo, come lo chiamano i suoi fan, è anche la storia di un sottile filo che lega diversità e bisogno di adeguarsi alla convenzione. Di mormorii insistenti e fastidiosi sulla sua sessualità, che gli hanno provocato un malessere talmente profondo da risucchiarlo in un personalissimo dark side of the moon fatto di depressione ed alcol. In oltre due lustri di chiacchericcio, Thorpe ha sentito più volte l’urgenza di smentire pubblicamente la sua omosessualità. Nella sua autobiografia del 2012 scrive: “Per la cronaca, non sono gay e tutte le mie esperienze sessuali sono state etero. Sono attratto dalle donne, mi piacciono i bambini e aspiro ad avere una famiglia un giorno. Ciò che trovo più offensivo è che la gente metta in dubbio la mia integrità e quello che dico, come se questa fosse una cosa che mi imbarazzerebbe, o che io nasconderei”. Da lì a poco si ritira e, una volta fuori dalle piscine, nel luglio 2014, dichiara la sua omosessualità.

Mi son chiesto se questo timing sia casuale. Non lo è senza dubbio e il perchè è fin troppo scontato: il mondo dello sport è il più bigotto e ipocrita che ci sia, intriso come è di un tale livello di machismo da imporre il conformismo anche a un campione della levatura assoluta di Ian Thorpe. Ma sono troppo infame se affermo che dal nuotatore più forte della sua generazione, riconosciuto come lo sportivo più popolare e influente dell’intero contiente australiano, mi sarei aspettato altro? Uno che è cittadino del mondo, testimonial di Armani e ideatore di linee di gioielli, che si distingue per l’attività filantropica della sua fondazione, non aveva il profilo perfetto per emendare il circo di cui egli stesso è personalità di spicco? Mentire e caricarsi sulle spalle tutte le conseguenze del peso della menzogna era proprio l’unica possibilità per un vincente della sua portata, che peraltro si esibiva in uno sport individuale, quindi lontano dagli stereotipi voyeuristici da spogliatoio calcistico?

Non gliene faccio una colpa, sia chiaro. Al cospetto di quelle dei suoi illustri colleghi che evadono le tasse o si dopano, le sue bugie, che attengono a una sfera del tutto personale, sono tutt’altra cosa. Ma davvero non riesco a non pensare a quale formidabile contributo di fiducia e sostegno avrebbe regalato a tanti altri sportivi non campioni gay. Del resto, il fatto che Thorpe non chiedesse rispetto per il suo privato, ma negasse, dice tanto della pressione al conformismo del luccicante carrozzone dell’agone sportiva. Non sarà un caso se, per dirne una, su 2800 atleti presenti ai Giochi Invernali di Sochi 2014 sono appena sette quelli che hanno dichiarato in pubblico la propria omosessualità. E forse non sarà neanche un caso che siano sette donne. Forse è proprio in loro (e nei loro anticorpi ad ogni ridicola ed esagerata esibizione di virilità) che dobbiamo sperare per picconare dall’interno il bacchettonismo sportivo. Perchè, visto che è l’elemento naturale che più appartiene a Thorpe è proprio il caso di dirlo: la classe non è acqua. Il coraggio, neanche.

G.M.

 

PHOTO CREDITS: http://sports.ndtv.com/swimming/news/222846-swimming-legend-ian-thorpe-in-intensive-care-may-lose-left-arm-reports

Annunci

4 pensieri su “Quando è troppo è Thorpe

  1. Caro G.M. ho letto il tuo articolo e mi ha fatto un attimo riflettere.
    Su quale base ti convinci che solo una pochissima percentuale di atleti faccia coming out, ammettendo la propria omosessualità?
    Ci sono migliaia di sportivi, di attori, professori, di politici, omosessuali, che anche se non fanno “coming out”, o meglio in italiano, si dichiarano, sono evidentemente omosessuali. Ed eppure ottengono lo stesso successo che avrebbero ottenuto, rimanendo nella sfera etero.
    Chi ti assicura che l’atleta Thorpe è caduto in depressione solo per aver fatto coming out, piuttosto per una delusione personale, o altro ancora?
    Nessuno lo potrà mai sapere al di fuori di lui stesso.
    Io sono un grande amante dello sport, e non credo proprio che il mondo dello sport sia come tu hai definito “il più bigotta e ipocrita che possa esistere”.
    Piuttosto reputo molto più ipocriti e bigotti i giornalisti, che non aspettano altro che le disgrazie altrui.

    Un nuotatore etero.

    Mi piace

    • Buongiorno,
      il post è una riflessione sul confine tra diritto alla riservatezza e tentativo di migliorare tolleranza e libertà di espressione nel mondo dello sport.
      Il primo è un diritto sacrosanto, il secondo è un dovere civile. In capo a chi? A tutti: etero e gay. In questo, un omosessuale che si dichiara credo consenta a tutti (etero e gay) di contribuire alla auspicata condivisione della diversità. Ma è ovvio che resti il diritto alla riservatezza.
      Per questo, la mancanza di coraggio non è una colpa. Ma mancanza di coraggio resta.
      Grazie per il tuo commento,
      Gianni Marzano

      P.S. Della depressione (precedente al coming out) ha parlato lo stesso Thorpe, durante l’intervista in cui si è dichiarato omosessuale, ed è stato lui a esplicitare il nesso.

      Mi piace

      • Ma come puoi credere alle parole di uno che scrive finte verità anche nei suoi libri?
        Posso assicurarti che conosco professori e campioni di altri sport, che sono molto stimati, nonostante si siano dichiarati pubblicamente.
        Sinceramente mi dispiace leggere post come il tuo,o simili,
        i quali autori si credono perbenisti ed aperti mentalmente, ma i veri omosessuali ci scherzano sul proprio orientamento, e molti deridono questo tipo di persone.
        Se una persona è debole caratterialmente, può vincere tutti i premi che vuoi, ma basta poco, veramente poco, per andare in depressione, fidati.
        Poi, da giornalista, se per far notizia vuoi scrivere che è stata causa della mancata comprensione della società per un omosessuale, allora ti dico che sei bravo, ed hai coinvolto anche me a replicare sul post, 😀

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...