Mia figlia andrà a scuola da Velasco

juliov

Il professor Velasco durante una lezione

 

Da meno di tre mesi sono padre di una bimba. Spero che un giorno voglia fare sport e ne scelga uno di squadra, ma tremo all’idea di tifare per lei in una partita di pallavolo. Intendiamoci, non ho niente contro la pallavolo. Semplicemente non mi diverte, ma devo ammettere che è un problema mio: più che dalla bellezza tecnica o atletica del gesto, sono attratto dalle variabili tattiche. E nel volley ne intuisco poche, mi sembra tutto molto basico e ripetitivo. Però, sono abbastanza certo che un pezzettino di questo sport entrerà comunque nella sua formazione, attraverso le parole di quel genio assoluto che risponde al nome di Julio Velasco.

Io non so se quest’uomo abbia vinto più, meno o quanto meritasse la sua competenza tecnica, e francamente mi interessa relativamente. In realtà non so neanche se e dove alleni oggi. So solo che, in una conferenza stampa di qualche anno fa, ha dato evidenza ad un universale culturale di tutti i gruppi sociali. E questo basta perché sia diventato un mio riferimento nell’educazione di una bambina che imparerà a stare insieme agli altri. C’è un suo video in rete, meno virale di quanto meriterebbe e che, fossi Ministro dell’Istruzione, imporrei in tutti i programmi didattici dalla scuola elementare ai corsi universitari. Ma, siccome difficilmente sarò Ministro in vita mia, mi limiterò a imporre ai nostri lettori un bel pippotto a sfondo pedagogico.

Cerco di farla breve, ma come sapete la sintesi non è una mia dote: ad un certo punto della sua carriera di allenatore, Velasco rileva che il problema più frequente nelle sue squadre è che l’attaccante schiaccia fuori perché, sostiene, “la palla non è alzata bene”. Allora si rivolge al palleggiatore: “Voglio la palla un po’ più alta e vicina alla rete”. Il palleggiatore, a sua volta, si rivolge al ricevitore: “Se tu non ricevi bene e non mi dai la palla dove la voglio, io non posso essere preciso come vuole lo schiacciatore. E lui schiaccia fuori perché io non gli ho dato la palla come voleva, ma perché tu ricevi male”. A quel punto, il ricevitore si guarda intorno per cercare a chi scaricare la colpa, ma il ricevitore per definizione riceve la battuta avversaria per cui non può dire all’avversario “batti la palla facile così io ricevo bene”: è costretto, suo malgrado, a interrompere la catena dello scarica barile. Questo semplice e piccolo esempio di gioco (o meglio NON gioco) di squadra pone l’accento su alcuni dei vizi capitali della società contemporanea: il ricorso alla cultura dell’alibi, la tendenza a trovare le cause dei nostri problemi al di fuori di noi, l’abitudine ad autoassolversi.

Per questo, Velasco conia una nuova, fulminante, regola per i suoi attaccanti: “Gli schiacciatori non parlano dell’alzata, la risolvono”. Basterebbe questo, per innalzare questa teoria pallavolistica a paradigma sociale valido per qualsiasi gruppo di persone, che sia famiglia, team di lavoro, comitiva o altro. Ma c’è di più. Sapete qual è la meravigliosa conclusione del suo ragionamento? “Voglio schiacciatori che schiacciano bene i palloni alzati male”. Ovvero, capaci di trovare soluzioni per affrontare la realtà per quella che è, e non per quella che si vorrebbe che sia.

Tornando alla mia bimba potenziale pallavolista, nelle parole di Velasco c’è tutto quello che io vorrei trasmetterle: lavorare al proprio miglioramento personale, assumersi le proprie responsabilità, pensare a se stessi e alla propria parte nel conseguimento di un risultato, parlare dei problemi solo quando si ragiona della soluzione. Per evitare di fare come gli schiacciatori che “sono esperti dell’alzata, sanno tutto dell’alzata, uno li trova al bar e parlano degli alzatori. Piccolo problema: loro schiacciano non alzano”.

Nel frattempo, mentre aspetto l’età dell’interazione per parlarle di Julio Velasco, mi preparo a boicottare la sua carriera nel volley. Non sarò così infame da impedirle la scelta, ma abbastanza da usare una serie di sottili strategie di dissuasione. Se proprio non dovessi riuscirci, me ne farò una ragione. E mi convincerò che poteva capitarmi di peggio. Vi immaginate che sfiga avere un figlio arbitro?

G.M.

 

PHOTO CREDITS: http://www.snipview.com/q/Julio%20Velasco

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