Fai un salto, fanne un altro, fai la giravolta, puhuruhuru!

all_blacks_haka

Gli All Blacks mentre si agitano come balenghi

 

Ringa pakia!
Uma tiraha!
Turi whatia!
Hope whai ake!
Waewae takahia kia kino nei hoki!

Beh, che ci fate ancora lì seduti? Allora, muovetevi! Battete le mani sulle cosce, sbuffate, piegate le ginocchia, pestate i piedi! Peggio per voi se non lo fate, state disubbidendo ai maori. Peraltro, maori belli grossi. Perché queste espressioni un po’ oscure sono imperativi nella lingua degli antichi abitanti della Nuova Zelanda, che suppergiù sollecitano tali gesti coreografici. Come fai un salto, fanne un altro, fai la giravolta, falla un’altra volta. Date retta ai maori, battetevi le cosce, sbuffate, pestate i piedi. Possibilmente pestateli per terra, non i loro!

Va bene, scherziamo. E’ il prologo della celebre Haka, la danza che gli energumeni della nazionale neozelandese di rugby, i quasi invincibili All Blacks, eseguono prima di ogni partita per sprigionare “energia vitale” e anche per impressionare gli avversari, altri marcantoni della stessa pasta. Infatti, che riescano a impressionarli è quello che pensano loro, la cosa è tutta da verificare (anche se poi in campo tendono a stritolare tutte le squadre che si trovano di fronte). Dovreste vederli. Si dispongono in file, respirano profondamente alzando i pettorali al cielo. Poi battono le mani sulle cosce e sul petto con una furia sbalorditiva, alternando i colpi. Ogni tanto alzano gli occhi al cielo, urlando altre litanie incomprensibili mentre decine di migliaia di persone allo stadio ammutoliscono.

A kia kino nei hoki! Ka mate, ka mate!

Qualcuno tra loro, più sbruffoncello, srotola una lingua lunga venti centimetri e la appende alla bocca estraendo con forza fiato e suoni terrificanti. Qualche volta levano persino la maglia, sfoggiando tatuaggi, bicipiti e altri gagliardetti dello stesso tipo. Curiosamente poi questi bruti pongono le mani ad altezze nobili e le fanno vibrare, cosa che rappresenterà pure un atto di coraggiosa provocazione, ma da questa parte del mondo – eccheccazzo – è una cosa piuttosto volgare. Infine, ancora più incomprensibilmente, all’unisono sembrano fare una sorta di gesto dell’ombrello neozelandese, toccandosi un gomito con la mano dell’altro braccio. Che brutto carattere ‘sti maori.

Comunque, danzassero di fronte a me, mi spaventerei eccome. Il punto è proprio questo. Quelli come me il rugby lo vedono in tv, dal divano e con il plaid addosso. Capita dunque che gli spettatori in prima fila della danza siano agglomerati a trazione quattroperquattro di muscoli, barbe, sguardi torvi e colli quanto pneumatici, che assistono impassibili. E secondo me si incazzano pure, altro che Haka. Del resto, se non foste anche voi così fisicamente insignificanti, che fareste di fronte a un ciccione che vi balla davanti, con tutte quelle smorfie e quelle pose pacchiane? Vi carichereste a molla, questa è la verità. E menomale che non capite il significato di tēnei te tangata pūhuruhuru, che è una cosa inutile tipo questo è l’uomo dai lunghi capelli, ma che ai più sembra francamente un insulto. Voglio vedere voi – sempre se non foste fisicamente insignificanti – tesi e concentrati allo spasmo prima di una partita, se uno vi rivolgesse un pūhuruhuru, sbeffeggiandovi e agitandosi come un balengo.

Non voglio dire che l’Haka sia una corbelleria. Certamente è uno spettacolo prodigioso, in cui loro mescolano radici, orgoglio, identità e che nessuno che non provenga da quelle parti può comprendere, apprezzare e condividere fino in fondo. Ma i Tutti Neri vincono sempre semplicemente perché sommando storia, tradizione e valori tecnici, sono i più forti, cioè sono la Selecao o il Dream Team del rugby. La danza è un orpello, ma non cambia il risultato. Chi pensa il contrario è un illuso, un credulone, un vecchio romanticone. Insomma, un pūhuruhuru.

D.S.

 

PHOTO CREDITS: http://www.heraldsun.com.au/sport/rugby/boks-coach-some-kiwis-weary-of-over-exposing-traditional-dance/story-fn8ouw0e-1226140931722?nk=c726c050baf1add0a579b30aaae0918a

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