Navarro, cuor portento

Miguel_Indurain

Miguel Indurain sulle montagne del Tour

 

C’era una volta un cuore strepitoso che incedeva con una lentezza regale. Se la prendeva comoda, più di due secondi tra un battito e l’altro. Cioè, ne faceva ventotto ogni minuto. Ad ogni contrazione, gradasso di un muscolo, metteva in circolo qualcosa come mezzo litro di sangue. Insomma, di quella che i medici chiamano bradicardia se ne fotteva. Mentre gli altri cuori correvano a un battito al secondo, lui andava così: lento, regolare, assiduo.

A dispetto della sua vocazione superba, spesso era costretto allo sforzo, alla fatica, a servire un corpo. E lui “girava” a centocinquanta battiti al minuto. Sempre meno di tutti, sempre ossessivamente puntuale. Poi in scioltezza – e rapidamente – tornava ad andature normali e dava a quel corpo la possibilità di ripetere lo sforzo. Prima che gli altri facessero la stessa cosa con altri corpi.

Questo cuore alieno è appartenuto negli anni Novanta a Miguel Indurain, uno dei più forti ciclisti della storia. In questa faccenda il talento è secondario. Così come l’acume strategico, la determinazione, la voglia di vincere, la tradizione ciclistica spagnola, la potenza tecnica della bicicletta. Indurain, più o meno tra i ventisette e i trentuno anni, era soprattutto un corpo umano su cui sciorinare i migliori aggettivi qualificativi. Mica come quell’altro, quell’americano lì che venne dopo, quello contraffatto, con un cognome copiato da astronauti e musicisti indimenticabili.

Insieme al cuore, figuratevi, Qualcuno molto in alto, o chi per Lui, pensò di fornire a Indurain anche due polmoni galattici con una capienza di quasi otto litri di ossigeno, un’architettura muscolare capace di generare una potenza di 550 watt ignorando clamorosamente l’acido lattico, un peso forma sempre noiosamente costante intorno agli ottanta chili, una salute metallica.

Certo, così non vale. Per noi runners della domenica, calciatori da ridere e ciclisti da strapazzo abbonati all’Hirudoid. Con affetto da infamedipalla, speriamo almeno che a questo contadino della Navarra gli puzzasse l’alito.

D.S.

 

PHOTO CREDITS: DenP Images

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