Alex Zanardi, l’Ironman e altre contraddizioni in termini

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Zanardi mentre stacca i ciclisti a mani basse

 

Sarà che ho sempre considerato l’incidente in gara, anche quello più estremo, un rischio professionale accettabile per (oltre che accettato da) il pilota automobilistico. Ma inizialmente la parabola di Alex Zanardi mi ha appassionato pochissimo.

La spola tra i successi in Formula Cart e le delusioni in Formula 1, l’incidente del 15 settembre 2001 a Lausitz, la perdita della gambe, i particolari sanguinolenti dell’operazione, la lenta guarigione, la caparbietà nel voler ritornare a correre, a tutti i costi. Il rientro nel 2003, proprio sulla pista che lo aveva quasi ucciso per completare i restanti 13 giri della gara del 2001. Quello successivo, in pianta stabile in Gran Turismo. Agli occhi di un osservatore poco interessato, piuttosto cinico e molto supponente quale mi ritengo, sembrava l’epopea un po’ patetica di un simpatico e testardo pilota mediocre, come dimostra la sua storia in F1 chiusa con appena 1 punto in carriera.

Così mi sono distratto e mi son perso l’inizio della sua seconda vita. La handbike, la maratona di New York, le Paraolimpiadi. L’ho ritrovato in questi giorni, nei salotti di David Letterman e Fabio Fazio, a raccontare la sua carriera 2.0. L’ho ascoltato, perché alla parlata bolognese non so resistere. E ho scoperto che Alex Zanardi è da poco diventato un Ironman. E cioè è arrivato in fondo a un percorso di 4 Km a nuoto, 180 in bicicletta e 42 di corsa, adattando la gara alle sue condizioni fisiche: ha nuotato solo con le braccia, ha usato una handbike per pedalare con le mani e ha corso l’intera maratona in carrozzella.

Disputando un Ironman senza l’uso delle gambe, Alex Zanardi è diventato una contraddizione in termini. Non è l’unico e neanche il primo, intendiamoci. Prima di lui ho visto, tra gli altri, Lorenzo Jovanotti diventare cantante senza voce, Fabio Volo diventare scrittore senza diploma, Giorgio Panariello diventare comico senza far ridere, Nicole Minetti diventare consigliere regionale senza cervello. Ma sono tutti esempi di personaggi fortemente orientati al risultato e spinti da logiche di marketing (a parte l’ultimo, caso di marchetting) mentre Alex Zanardi, a quel che gli ho sentito dire, è diventato una star, un opinion leader, un paladino, senza che questo fosse il suo obiettivo.

Per dirla tutta, a me Alex Zanardi somiglia molto a un infamedipalla. Soprattutto quando rivendica il diritto di non essere un esempio. Magari ho frainteso tutto, ma a me sembra che lui difenda la sua libertà di divertirsi, di competere. Di sentirsi vivo, attivo, normale attraverso lo sport che “dà possibilità incredibili di migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni“. Esattamente come ogni quarantenne lotta per salvaguardare il suo calcetto settimanale o il suo jogging quotidiano, come spazio di evasione e di sfogo.

Ho letto che, appena prima di partecipare alle Paraolimpiadi, ha dichiarato: “Sono eccitato da questa esperienza, sento però quasi un po’ di nostalgia perché è la fine di un’avventura. Siamo alla resa dei conti, ma la parte affascinante sono stati questi anni di avvicinamento, della creazione passo dopo passo di un sogno”. Ecco, a me sono tornati alla mente il ragioniere che si allena ogni maledetta domenica mattina per la diecimila metri a cui poi non parteciperà neanche per un affaticamento muscolare. O il commerciante che fa da sponsor alla squadra di calcetto per strappare un posto in rosa mica per giocare, ma per farsi tutti gli allenamenti e le birre post allenamento. O l’artigiano che rifiuta un subappalto in trasferta per non interrompere gli allenamenti per la gara di mountain bike. La creazione del sogno, la costruzione del binario parallelo al quotidiano.

Poi, essendo Zanardi, tutto questo coincide con l’essere un esempio. E credo che a lui vada anche bene. Provando però a scrollarsi di dosso il dovere di esserlo, la paura che diventi una schiavitù perchè sentirsi, per dirla alla Zanardi, “una via di mezzo tra Padre Pio e la Carrà” non deve essere sempre piacevole. Ma in fin dei conti, uno che non è rimasto vittima di quell’incidente figuratevi se rimane vittima di un ruolo che non vuole recitare.

G.M.

 

PHOTO CREDITS: https://elbornblog.wordpress.com/2014/10/13/alex-zanardi-liron-man-delle-meraviglie/

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