Ad Arturio quel che è di Arturio

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Arturo (Arturio, all’anagrafe) Merzario e le sue ostentate rughe

 

A me non piace la Formula 1. Normalmente non sparo giudizi sommari, anzi pratico il garantismo dei gusti come esercizio di stile. Tant’è che ho anche provato, in più momenti della mia vita, a farmela piacere. Ma niente, l’effetto che produce è sempre quello: mi risulta contemporaneamente soporifera e irritante. Insomma, devo dirvelo, la Formula 1 mi sta tecnicamente sul cazzo.

Ma siccome la memoria segue dei giri che neanche il pallone tra i piedi del miglior Ronaldinho, alla Formula 1 è legato un ricordo che è riaffiorato, potentemente, qualche giorno fa. Avevo più o meno sei anni e accompagnavo mio nonno alla Società Operaia. Lui era appassionato di automobilismo in generale e di Niki Lauda in particolare, e quel pomeriggio si produsse in una versione molto pulp del famoso incidente dell’agosto 1976 al GP del Nürburgring. Il racconto era tutto sbilanciato sul personaggio Lauda, ma io restai rapito dal gesto dell’altro pilota, che si lanciò tra le fiamme per salvarlo. Chiesi più volte il suo nome ma era troppo complicato perché potessi ricordarlo. Quanto a Lauda, essendoci per anni, nel mio immaginario, una perfetta sovrapposizione tra la F1 e lui, finì ben presto per starmi irrimediabilmente sul cazzo e progressivamente nell’oblio.

Qualche giorno fa, una personalissima madeleine proustiana mi ha riportato alla mente quell’imbrunire con mio nonno, quel racconto e quel gesto. Non spinto dal fine, il soccorso, ma dal mezzo, il tuffo tra le fiamme. Così potente e audace, sicuramente futurista. Ho sentito netta la necessità di sapere. Chi fosse stato, come se la passava allora, come se la passasse oggi.

Apriti cielo. Provate voi, a googlare “chi salvò Lauda”: è quasi più facile capire chi sparò a Kennedy. Io, che mi fido di quello che mi disse mio nonno, non ho avuto dubbi che sia stato Arturo (Arturio, per un errore all’anagrafe) Merzario. E dovreste sentirlo, l’Arturio, quando racconta i fatti. Si infervora, ancora oggi, nel dire che tra quelli che si fermarono a soccorrere fu LUI a estrarne il corpo dalla Ferrari in fiamme mentre gli altri tre (Guy Edwards, Brett Lunger, Harald Ertl) si limitarono a far lavorare gli estintori. O quando sibila “Il film Rush è una cagata e, sottolineo, è un somaro il regista che ha travisato la realtà di quello che è successo”, essendo il regista somaro, che ha raccontato una versione diversa, niente meno che il premio Oscar Ron Howard.

Arturio Merzario era un pilota normale, di quelli che non hanno una-chance-una di essere posterizzati nelle camere dei patiti di F1. Era uno che difficilmente andava a punti, ma aveva un coraggio che gli impose di lanciarsi per primo tra le fiamme, per salvare uno che in una precedente circostanza non si era fermato ad aiutare un collega perchè “faccio il corridore, non il soccorritore”. Lo fece per sé, non per uno che gli stava per giunta sulle palle e che non lo ringraziò neanche pubblicamente, ma pensò bene di regalargli pubblicamente un Rolex. Pubblicamente rifiutato.

P. S. – La leggenda narra che Arturio non avesse la minima idea di chi avesse salvato. Quando al terzo tentativo lo tirò fuori e si accorse che era Lauda, si pentì ed ebbe la voglia di ributtarlo dentro. E a me piacerebbe fosse vero.

G.M.

 

PHOTO CREDITS: www.red-live.it/auto/motorpedia/

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